Che fare con il regime di Damasco
Un’esecuzione. Quella di Houla, dice l’ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, è stata un’esecuzione. Quasi cento morti, molti bambini, moltissimi ragazzini, uccisi nelle loro case, uccisi contro un muro, trascinati nei cortili e uccisi. Uno via l’altro, in varie parti della cittadina nella provincia di Homs, in Siria. I singhiozzi del padre con il cadavere del figlio in braccio hanno sollevato il velo dell’ipocrisia dell’occidente, umanitario a seconda dei casi, attento agli interessi in gioco, in tempo di crisi poi.
16 AGO 20

Un’esecuzione. Quella di Houla, dice l’ufficio dell’Alto commissario per i diritti umani dell’Onu, è stata un’esecuzione. Quasi cento morti, molti bambini, moltissimi ragazzini, uccisi nelle loro case, uccisi contro un muro, trascinati nei cortili e uccisi. Uno via l’altro, in varie parti della cittadina nella provincia di Homs, in Siria. I singhiozzi del padre con il cadavere del figlio in braccio hanno sollevato il velo dell’ipocrisia dell’occidente, umanitario a seconda dei casi, attento agli interessi in gioco, in tempo di crisi poi. Quelle file di sacchi chiusi, piccoli e piccolissimi, sono il “tipping point”, dicono commentatori e leader politici: non si può tollerare oltre. E allora ieri molti paesi occidentali – compresa l’Italia – hanno espulso i diplomatici siriani.
E allora il neo presidente francese, François Hollande, ha denunciato la “follia assassina” del regime di Damasco e assieme all’inglese Cameron ha convocato “Gli amici della Siria” a Parigi, non si sa bene per quale data. E allora il filosofo umanitario Bernard-Henri Lévy ha chiesto a Hollande se ha intenzione di fare sul serio, come si è fatto in Libia con il suo predecessore Sarkozy (predecessore molto entusiasta della campagna libica che pure ha assistito a un anno di carneficine in Siria senza fare nulla); e Hollande ieri, sul tema, è stato piuttosto chiaro, sostenendo che non si può escludere un intervento militare se ci fosse il via libera del Consiglio di sicurezza dell’Onu. E allora i russi si sono agitati, ché Damasco è affare loro, e hanno chiesto all’Onu un’inchiesta sul massacro di Houla, un’inchiesta che guardi anche alle responsabilità dei ribelli, perché anche loro hanno le loro colpe. E allora Kofi Annan, inviato dell’Onu e della Lega araba in Siria, ha parlato “francamente” al rais Bashar el Assad, occhi negli occhi gli ha detto: rispetta il mio piano di pace! Rispetta quei sei punti che da marzo tengono sospesa la diplomazia internazionale, quei sei punti che chiedono il cessate il fuoco e che sono stati accettati dalle parti con cortesia, e poi disattesi. Annan “ha portato il suo punto di vista in termini molto franchi davanti al presidente Assad – ha detto il portavoce dell’ex segretario generale dell’Onu – Gli ha detto che il piano in sei punti non può funzionare senza passi decisi per fermare la violenza e rilasciare i detenuti, e ha stressato l’importanza di una completa implementazione del piano”.
Questa concertazione è l’azione più importante e coordinata che è stata fatta contro il regime siriano, assieme a varie risoluzioni di condanna e a molte sanzioni che però non riescono a rinsecchire Damasco. Intanto sono morte 13 mila persone, molte città sono sotto assedio, Teheran manda truppe (l’Iran non ha vincoli multilaterali, si sa) “per mantenere la calma”. E aspettando il “tourning point” il Wall Street Journal, mai molto tenero con l’attendismo internazionale, dice che questa è la “Srebrenica di Siria”.